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L’omaggio alla musica napoletana orchestrato dal Magister Roberto De Simone e interpretato da Raffaello Converso

Amalfi. In scena l’omaggio alla musica napoletana orchestrato dal Magister di Civiltà Amalfitana Roberto De Simone e interpretato da Raffaello Converso.

Va in scena ad Amalfi il tributo di Roberto De Simone alla musica napoletana. Sotto le volte in pietra del tempio cittadino della cultura e della musica, l’Antico Arsenale della Repubblica Marinaramartedì 10 luglio 2018 alle ore 21.00 è in programma uno degli eventi clou dell’estate amalfitana: “L’Armonia Sperduta”, interpretata da Raffaello Converso alla voce e chitarra, accompagnato da 14 professori d’orchestra, ed orchestrata dal Maestro.  Un appuntamento imperdibile con un grande tributo, interpretato dal figlio di uno degli ultimi cantanti posteggiatori partenopei, depositario del lascito artistico paterno e dei saperi di un’arte scomparsa, e orchestrata da uno dei più grandi musicologi, il maestro che ha fatto dello studio sistematico della tradizione musicale popolare campana la cifra della sua miliare opera di ricerca e composizione artistica.

Lo spettacolo

L’assessore ad eventi, cultura e tradizioni Enza Cobalto dichiara: “Abbiamo voluto fortemente che il maestro Roberto De Simone tornasse a far sentire la sua voce artistica in città, dopo esser stato nominato Magister di Civiltà Amalfitana nel corso del Capodanno Bizantino 2015 in virtù dei sui studi musicologici sulle tradizioni della Costiera Amalfitana. In quella felice occasione, il Magister fece dono alla città di un brano inedito, la Ballata di Maria Cristina, eseguita in maniera magistrale da Raffaello Converso. Da quei momenti emozionanti e memorabili, nel tempo è germogliata l’idea che porta all’Arsenale L’Armonia Sperduta.”.

L’Armonia Sperduta, lo spettacolo in programma martedì sera ed inserito nel cartellone estivo del Comune di Amalfi, è un concerto/spettacolo sulla canzone napoletana, messo in opera dalla collaborazione fra il Maestro Roberto De Simone e il cantante Raffaello Converso. I vari brani sono accomunati da una profonda attenzione agli stili vocali e strumentali che connotavano il secolare genere musicale, nella identità dei sui autentici rappresentanti: vale a dire i tradizionali Aedi popolari.

Si tratta di un ideale e progressivo percorso stilistico che, sorvolando sui prodotti relativi alla musica leggera, conduce alle più innovative contaminazioni linguistiche dei trascorsi anni 70.

La voce che guida nel corso del viaggio musicale è quella di Raffaello Converso, accompagnato dall’orchestra diretta da Luigi Grima, con Mimmo Napolitano al pianoforte, Marianna Muresanu al Violino, Giuseppe Navelli al violino, Filippo Dell’Arciprete alla viola, Ilie Ionesci al violoncello, Luca Martingano al corno, Vincenzo Leurini alla tromba, Cosimo Panico al trombone, Edoardo Converso al mandolino, Umberto Leonardo alla chitarra, Giuseppe Di Colandrea al clarinetto e sax, Antonio Di Costanzo al contrabbasso, Gianluca Mirra alle percussioni. Coordinamento tecnico di Biagio Abenante.

La presentazione dello spettacolo scritta dal Maestro Roberto De Simone

Da considerazioni e confronti condotti sul vasto panorama della Canzone napoletana, desumiamo che esso non può riferirsi esclusivamente a poeti e musicisti che hanno agito produttivamente a Napoli nell’arco storico di circa un secolo. I documenti stampati della ingente mole di composizioni musicali, difatti, sottintendono una oralità esecutiva che preesisteva alla Canzone stessa e che ne ha consentito la popolarità.

Mi riferisco a quelle prassi vocalistiche che nei secoli distinguevano a Napoli il canto popolareggiante la cui struttura, spaziando in ambiti melodici ben più ampi del canto etnico e agendo in tessiture vocali diverse, aveva determinato una caratterizzazione identificativa mediante una ricchezza esecutiva di fioriture, di emissioni strisciate, di appoggi sillabici, di contaminazioni, di fratture verbali e una libertà ritmica, indipendente dai valori mensurali dell’indicazione scritta o dell’andamento regolare del brano.

In esecutori come Gilda Mignonette, Sergio Bruni, Enzo Romagnoli, Maria Paris, Eva Nova e in altri, il riferimento a tale tradizione è palese, pur aggiungendo essi la loro identità vocale e il colore timbrico altamente riconoscibile, che ne evidenziavano la personalità artistica.

Ma nei cantatori detti posteggiatori il rapporto tra stile e prodotto letterario musicale, appariva talvolta contraddittorio ma più che mai evidente. Tali esecutori, in gran parte analfamusici – a dire di Diego Carpitella – facevano capo a rudimentali documenti stampati in cui la scrittura era sinteticamente ridotta alla parte melodica ( le cosiddette copielle riservate al canto o alle linee mandolinistiche e violinistiche ).

L’accompagnamento armonico era determinato dalla sensibilità di chitarristi a braccio che, senza tener conto del rispetto rigoroso della battuta, producevano appoggi desunti dal bagaglio delle loro esperienze, ed essenziali al fraseggio libero dei cantatori.

Il complessivo prodotto esecutivo mostrava esiti di totale appartenenza a una collettività ben distinta ed espressivamente inequivocabile.

Oggi, sparito questo ponte linguistico, la Canzone stessa può dirsi esaurita o storicamente trascorsa.

Orbene, Raffaello Converso, esecutore vocale di repertori tradizionali, come figlio di uno degli ultimi cantanti posteggiatori, ha accumulato, accompagnando spesso il padre con la chitarra, un cospicuo bagaglio di esperienze per quel che riguarda lo stile della Canzone partenopea e i moduli che la connotavano. La presente produzione discografica ha inteso quindi valersi di tali esperienze, sebbene in modo critico, senza ricalcare pedissequamente i modelli paterni e tradizionali.

Per quel che mi riguarda, ovviamente, non ho mai progettato di scrivere degli arrangiamenti per le esecuzioni qui prodotte. Al contrario, ho agito compositivamente, a simiglianza di quei chitarristi di posteggia, apponendo al canto armonie desunte dalle mie esperienze strawinskiane, bartokiane, weilliane, pergolesiane.

La contaminazione storica, che pur connota la più autentica tradizione nostrana, è stata la mia principale meta, sorvolando sulla banale veste strumentale di armonia scolastica.

In sottotraccia mi son sempre riferito ad ardite associazioni mentali, relative alla storia e allo straniamento musicale con cui agivano i veraci esecutori ricchi di memoria orale.

Roberto De Simone